Museo delle Civiltà

Le Americhe

 

Le collezioni americane

 

Responsabile: Donatella Saviola

 

L’esposizione dedicata alle Americhe si riferisce alle culture archeologiche della Mesoamerica, dell’America Centrale e del Mondo andino.

 

Dopo un discorso introduttivo, riguardante il popolamento del doppio continente americano e l’incontro con i primi europei, avvenimento questo testimoniato in modo tangibile da un idolo dei Taíno, che esemplifica la vicendevole “scoperta” di due mondi lontani e diversi, viene prima di tutto presentato, mediante una selezione ragionata degli oggetti esposti, lo sviluppo storico dell’antica Mesoamerica. Con l'aiuto delle coordinate essenziali per collocare i reperti esposti nello spazio e nel tempo, si può apprezzare così l’evoluzione culturale di quell’ampia area, dall’affermazione degli Olmechi (1700-300 a.C.), attraverso le espressioni artistiche dei Mixtechi, degli Zapotechi, dei Totonachi e dei popoli dell’Occidente, sino ad arrivare ai capolavori dell’arte degli Aztechi (1300-1521 d.C.), come le due maschere e le due impugnature di coltello cerimoniale in legno e ornate di mosaico.

 

A questa sezione che potremmo definire “antologica” ne segue una “tematica”, in cui si cerca, attraverso l’oggetto, di comprendere il popolo che l’ha prodotto analizzando i “temi forti” di ciascuna cultura. Quindi vengono presentati, oltre ad oggetti che si riferiscono alla vita quotidiana – rappresentazioni di uomini e animali, modellini di templi e abitazioni –, opere relative al rituale funebre, al gioco rituale della pelota, al sacrificio umano, all’autosacrificio e al complesso mondo magico-religioso.

 

Concludono quest’area due vetrine dedicate alle culture dell’America Centrale, destinate rispettivamente ad illustrare la vita quotidiana e le credenze religiose delle antiche culture dell’istmo.

 

Il mondo andino

 

Attraverso un’accurata selezione di oggetti provenienti dai depositi del Museo, consistenti per lo più in ceramiche, tessuti, sculture in pietra e metalli, propri delle culture che abitarono nei secoli il paese andino, si cerca di fornire un quadro, il più possibile aggiornato e coerente, della lunga storia archeologica delle popolazioni delle Ande Centrali. Esse, sfruttando in forma simultanea e complementare le molteplici risorse offerte da un ambiente ricco di zone ecologiche presenti alle varie altezze di un habitat tanto diversificato, svilupparono a partire dal 1000 a.C. con Chavín de Huántar una serie di società contraddistinte da una cultura raffinata, da una ideologia religiosa complessa e da una tecnologia estremamente progredita.

 

Da Chavín, che riunì sotto il suo credo religioso una vasta parte del territorio peruviano, si passò all'affermazione di alcune culture regionali (200 a.C.-600 d.C.), sia costiere (Moche, Paracas, Nasca) che serrane (Recuay, Pukara), che soprattutto per le loro produzioni artistiche (tessuti e terrecotte) raggiunsero risultati non più eguagliati. A queste, verso il 600 d.C., si sostituì una poderosa società omologatrice, quella di Tiwanaku, il sui centro è posto sulle rive del lago Titicaca, che si espanse su un ampio spazio geografico mediante l'affermazione del suo credo religioso e della sua intensa opera di colonizzazione dei vari “livelli ecologici” che la dissonante geografia del Perù e della Bolivia presentava.

 

Al periodo Tiwanaku fece seguito una nuova affermazione delle culture locali (1000-1450 d.C.), come i Chimú della costa settentrionale, i Chincha di quella meridionale e i cosiddetti “regni aymara”, che si affrancarono sull’altipiano meridionale dall’ormai agonizzante egemonia Tiwanaku, i quali formarono stati dinamici e organizzati, fortemente propensi ad una bellicosità permanente tesa alla conquista territoriale.

 

L’epilogo di questa lunga storia, che copre un arco che va dal 1000 a.C. al 1532 d.C., quando Pizarro penetrò nell’impero degli Inka, vide questi ultimi protagonisti. Essi, sfruttando sapientemente le precedenti esperienze statali e gli elementi fondamentali e più antichi della cultura andina, seppero fra la metà del 1400 e gli inizi del 1500 unificare politicamente un’area estesissima, che andava, lungo la cordigliera delle Ande, dagli estremi confini settentrionali dell’odierno Ecuador a Nord all’Argentina nordoccidentale e al Cile centrale a Sud.

 

Questo intricato processo storico è mostrato al pubblico a partire dal momento finale della sua  parabola rappresentato dall’irresistibile ascesa degli Inka, la realtà culturale delle antiche culture peruviane. Così, dopo aver presentato la realtà geografica del Perù, saranno illustrate le attività economiche di quei popoli – agricoltura, allevamento, pesca –, la loro società estremamente gerarchizzata, l’attività bellica, le basi ideologiche del loro svolgimento culturale, la religione, le arti, particolarmente la creazione ceramica e la produzione tessile. Un posto rilevante sarà dedicato al culto dei morti, attraverso la presentazione in una vetrina appositamente climatizzata di tre fardos (involucri funerari), circondati dal loro corredo funebre e di alcune urne fittili destinate ad ospitare il corpo di coloro che morivano in tenera età.

 

 

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