Museo delle Civiltà

Museo Nazionale Preistorico Etnografico "Luigi Pigorini"

  • Fighters

    Museo delle Civiltà

    Museo Nazionale Preistorico Etnografico "Luigi Pigorini"

     

    Fighters

    L’altra storia degli Ucwalmicw, dei Sioux e dei Tainos

     

    di Roberto Vignoli

     

    1 dicembre 2016 - 15 gennaio 2017

     

     

    The native Elmer Dan in his house, Mount Currie, The Ucwalmicw reserve, British Columbia, Canada. Photo by Roberto Vignoli

     

     

    Chi ha lottato e vinto, chi sta lottando, chi ha lottato con orgoglio in una tragedia spaventosa.

     

    Storie fotografiche degli Ucwalmicw, dei Sioux del Nord e Sud Dakota, dei Tainos.

     

    Così gli indiani canadesi del British Columbia, gli Ucwalmicw, che hanno occupato una montagna a loro sacra per evitare che diventasse un centro commerciale e una pista da sci, hanno vinto e per sicurezza ancora la occupano.

     

    E i Sioux del Nord e del Sud Dakota che stanno lottando ora, uniti per la prima volta dopo tanto tempo a tutte le altre tribù del Nord America per evitare che un oleodotto possa attraversare le loro terre e mettere a rischio le falde acquifere.

     

    E i Tainos, i nativi dell’isola di Cuba, che per non far sottostare anche i loro discendenti alla crudeltà dell’esercito spagnolo si sono autoestinti.

    Tutte le donne abortirono per questo, e nel Museo della Rivoluzione all’Avana si fa partire la Rivoluzione proprio dal 1512, quando Hatuey si ribellò ai colonizzatori europei.

     

    Sono le fotografie di Roberto Vignoli degli Ucwalmicw, che si aprono sulle radici dei loro alberi maestosi, sospinte dai fiumi sulle rive del lago Lilloet, al centro della Riserva Indiana di Mount Currie, ad iniziare il viaggio tra i nostri “Fighters”. È uno sguardo sugli istanti della loro vita privata, densa di sofferenza e di problematiche sociali, nonostante questa grande recente vittoria, perché non riescono ad accettare la società occidentale, che distrugge il loro mondo inarrestabilmente.

     

    La panoramica dei Sioux del Sud Dakota condensa nei loro volti una raccolta di storie private, molecole della grande Storia del loro popolo, ancora una volta vissuta con la fierezza e il coraggio degli antichi guerrieri. Ora più che mai.

     

    Infine il Malecon, la foto di Cuba più lunga del mondo, così lunga proprio perché all’insegna di una ispirazione artistica che vuole solo mostrare quanto i Tainos non ci siano più, secondo la testimonianza diretta di Bartolomé de Las Casas, sacerdote al seguito dell’esercito spagnolo che occupò l’isola dopo la scoperta di Colombo ma anche secondo le ricerche antropologiche più attuali e accurate, a dispetto dei millantatori che ogni tanto spuntano dal nulla per dichiararsi eredi di quella grande cultura perduta.

     

     

     

    Roberto Vignoli

     

    Fotografo di arte e di architettura, ha lavorato per le più importanti agenzie fotografiche del mondo come Image Bank, Grazia Neri e Luz. Ha lavorato anche per il settimanale "L'Espresso" dal 1985 al 2012: gli ultimi 10 anni per l'ufficio fotografico, dove ha curato le pagine degli esteri e delle rubriche di cultura. Le sue foto sono state esposte in più di cento mostre in Italia, Francia, Argentina, Cuba, Stati Uniti, Turchia, Ungheria e Australia. Nonostante la fotografia sia il suo lavoro, Vignoli non ha mai smesso di coltivare la passione della letteratura: ha pubblicato due romanzi (Un lampadario nell’anello di fumo - Bastogi, 1992, Il soffio sulla spalla - Bastogi, 2006), una raccolta di racconti (Se un altro fosse me - Bastogi, 2008), una raccolta di racconti fotografici e di narrativa (5 fotoromanzi d’amore sfrenato - Calliope, 2011), un libro fotografico con le poesie di Claudio Damiani (Fondi, percorsi d’acqua - Associazione libero de Libero, 2016), una raccolta di poesie, L’inverno sono gli altri - Edizioni Ensemble 2016 e una traduzione dal francese (Histoire de l'Ethnologie di Jean Poirier - Lucarini, 1987).

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

  • GEP 2016

    Museo delle Civiltà

    Museo Nazionale Preistorico Etnografico "Luigi Pigorini"

     

    Sabato 24 settembre 2016

     

     

    Alle 16,30, "Dialogo con un sasso che diventa Venere", liberamente tratto dal racconto semifantastico "La Venere in viaggio" di Alessandra Serges e Maria Rita De Giorgio.

    Un dialogo inusuale condotto dalla stessa artista, che ci trasporta per un breve istante in un mondo lontano, cui possiamo accedere solo giocando con la fantasia: un'intervista "impossibile" con la Venere di Savignano, celebre statuetta paleolitica conservata nel Museo Pigorini.

     

    Con replica presso la sala conferenze del Museo Civico Archeologico Lavinium, Pomezia (Roma) domenica 25 settembre alle 16.00.

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    Alle 18,00, la mostra “lascio il Giappone a malincuore …” Enrico Hillyer Giglioli e il viaggio della Magenta, per ricordare i 150 anni delle relazioni commerciali tra Italia e Giappone sono esposti gli oggetti raccolti da Enrico H. Giglioli a Yokohama nel 1866, legati al mondo dei samurai, e una misteriosa figura antropomorfa, esibita nei carnevali misemono in uso nel Giappone nel XVIII e XIX secolo. I materiali sono accompagnati e contestualizzati dalle fotografie all’albumina colorate a mano realizzate da Felice Beato e Shimooka Renjō, uno dei primi fotografi professionisti giapponesi.

     

    Mosso da specifiche esigenze commerciali e diplomatiche, prima fra tutte la necessità di sostenere l’industria serica minacciata dalla pebrina nell’acquisto di semi bachi in Oriente, il viaggio della Magenta (1865-68) si rivelò per il giovane Enrico H. Giglioli, anche un’irripetibile esperienza scientifica e soprattutto umana.

    Il contatto con le diverse culture incontrate durante la circumnavigazione dette inizio a una straordinaria raccolta di 17.000 oggetti e 9.000 fotografie di interesse etnoantropologico che sono ora conservati nel Museo Nazionale Preistorico Etnografico “Luigi Pigorini”.

     

    "Durante il viaggio della Magenta e dopo, nessun paese di quello dai nostri diversi, ebbe più larga parte delle mie simpatie del Giappone, nessun popolo più del giapponese. Ebbi la fortuna di essere fra quelli che iniziarono i rapporti amichevoli tra l’Italia e l’impero del Sole Levante, e fu con vera gioia che vidi le simpatie che ci mostrarono spontaneamente, negli ultimi giorni del nostro soggiorno, i rappresentanti del Governo che allora vigeva quel paese […] Lascio il Giappone a malincuore; sovente esso avrà il mio pensiero, sempre i miei voti più cordiali per il suo bene e per la sua felicità”.

     

  • Festa dei Musei

    Museo Nazionale Preistorico Etnografico "Luigi Pigorini"

     

     

    Orario di ingresso e biglietti

    Sabato 2 luglio, 9,00-21,00 (9,00-18,00 ingresso a 6,00€, 18,00-21,00 ingresso a 1€)

    Domenica 3 luglio, 9,00-18,00, ingresso gratuito, prima domenica del mese

     

     

    Sabato 2 luglio

     

    9,00-13,00

    L'evoluzione dell'uomo spiegata ai bambini

     

    Attraverso le collezioni del Museo e alcune sorprese si mostrerà come è cambiato l'Uomo e il paesaggio in cui vive negli ultimi tre milioni di anni. A cura di Luca Bondioli, antropologo.

     

    14,00-18,00

    Largo all'esperto: Uomini di bronzo ed età dell'oro: come i metalli fanno girare il mondo antico

     

    Guerra, prestigio, utensili, comodità, abilità: attraverso filmati e approfondimenti sui reperti del Museo si mostrerà come la vita dell'uomo è cambiata con la diffusione degli oggetti in metallo e come sia mutata la visione del paesaggio circostante. A cura di Francesco Rubat Borel, archeologo, direttore del Museo.

     

    Domenica 3 luglio

     

    9,00-13,00

    Ecuador, un viaje en su historia ancestral

     

    Visita alla mostra a cura di Donatella Saviola, demoetnoantropologo, dedicata alla comunità ecuadoriana a Roma.

     

    14,00-18,00

    SWICH-Sharing a World of Inclusion, Creativity and Heritage

     

    Incontro sul Progetto europeo SWICH-Sharing a World of Inclusion, Creativity and Heritage, a cura di Loretta Paderni, demoetnoantropologo, rivolto in particolare alle comunità straniere in Italia.

     

  • Danza Hula

    Museo Nazionale Preistorico Etnografico "Luigi Pigorini"

     

     

    HALAU HULA 'O MANOA ITALIA

     

    diretta da Gail 'Ilima Roberts

     

     

    Sabato 28 maggio alle ore 16.30

    Primo piano - Etnografia

     

    Presentazione della scuola di autentica Hula Hawaiana, HALAU HULA 'O MANOA ITALIA, con le danze antiche “KAHIKO” ed alcune tra le più popolari danze moderne “AUANA”.

    Si danzerà sulle note delle più famose canzoni hawaiane di musica dal vivo con un gruppo di giovani e bravi musicisti: Miss Faro & Waikiki Leaks Trio.

     

    Il gruppo, composto da Flavio Pasquetto alla steel guitar e alla voce, Filippo Delogu alla chitarra, Alberto Antonucci al contrabasso e Francesca Faro alla voce, esplora la musica Hawaiana dagli anni '30 agli anni '50, quello stile Hapa Haole che fondeva lo Swing americano con la musica tradizionale delle Hawaii.

     

     

    Ingresso con pagamento del biglietto del Museo

     

  • Notte dei Musei 2016

    Museo Nazionale Preistorico Etnografico "Luigi Pigorini"

    Notte europea dei Musei

     

    Sabato 21 maggio 2016, apertura straordinaria dalle 9,00 alle 21,00

     

    Ingresso gratuito

     

    Il Museo Pigorini aderisce alla Notte europee dei musei 2016 con il prolungamento del suo orario fino alle 21,00. Inoltre, partecipa al progetto "EUR porte aperte" dove EUR spa, INPS e MiBACT aprono le porte dei gioielli architettonici dell'EUR.

     

     

    Programma

     

    • ore 11,00, “Intervista impossibile con la Venere di Savignano". Presentazione del racconto semifantastico "La Venere in viaggio" di Alessandra Serges, illustrato da Maria Rita De Giorgio. Sala Conferenze

     

    • ore 12,00, L'arte del Paleolitico, allestimento temporaneo nella sezione del Paleolitico, curatori Francesco Rubat Borel, Mario Mineo, Alessandra Serges, Mario Amore. Nell'occasione saranno esposte le tavole di Maria Rita De Giorgio delle illustrazioni de "La Venere in viaggio". Secondo piano, sez. Paleolitico

     

    • ore 12,30, Preistorie di donne, visita alle collezioni preistoriche con attenzione alle figure femminili e ai loro contesti, del direttore del Museo, Francesco Rubat Borel. Secondo piano

     

    • ore 18,00, Shiva e Dioniso. Dal Mediterraneo all’Oriente, danze di Etnochoreia, conferenza-spettacolo ispirata al musicologo Alain Danièlou con Valeria Vespaziani (danza classica indiana), Davide Roberto (voce e tamburi a cornice), Roberta Parravano (danza classica indiana e danze popolari del Sud Italia), a cura di Carlo Nobili. Atrio del Museo Pigorini

     

     

     

  • Smithsonian Seminar

    Museo Nazionale Preistorico Etnografico "Luigi Pigorini"

    Smithsonian Institution

     

     

    Music and Historical Collections in Ethnographic Museums

     

    Martedì 17 maggio, alle 10,00

    Sala Conferenze

     

    Seminario in lingua inglese

     

     

    Martedì 17 maggio alle ore 10,00, nella sede del Museo Nazionale Preistorico Etnografico ‘Luigi Pigorini’, Music and Historical Collections in Ethnographic Museums, uno Smithsonian Seminar in onore del centenario della nascita di Glauco Luchetti (1916), fondatore del Museo Beltrami, Filottrano, del 150° anniversario dell'istituzione della Beltrami County, Minnesota, USA (1866) e del 140° anniversario della fondazione del Museo Nazionale Preistorico Etnografico “Luigi Pigorini” (1876).

     

    Programma del seminario, in lingua inglese:

     

    Francesco Rubat Borel, Paul Michael Taylor

    • Presentation

     

    Francesco Rubat Borel, Archaeologist, Director of Museo Nazionale Preistorico Etnografico "Luigi Pigorini".

    Paul Michael Taylor, anthropologist at the Smithsonian's Department of Anthropology, National Museum of Natural History, is Director of that museum's Asian Cultural History Program.

     

     

    Valeria Bellomia1,2, Luca Bondioli2, Antonio Bonuomo2, Ivana Fiore1,2, Alessandra Sperduti2,3, Donatella Saviola2

    • The Social Life of Human Bones: the Mesoamerican omichicāhuaztli

     

    According to the western organological categories the omichicāhuaztli is classified as a scraper idiophone made of animal hard tissues. In Prehispanic times, also human long bones, mostly femur and tibia, were used, a habit presumably discarded after the Conquest. According to Spanish colonial sources the Aztecs played such musical instrument during the funerary rituals of warrior élites. Most of  the omichicāhuaztli come from burials and a lot of them are broken as if they were ritually “killed” before being deposited beside the body of the deceased.

    The Museo Nazionale Preistorico Etnografico “Luigi Pigorini” exhibits two omichicāhuaztli characterized by different origins and histories. The main details of their "life history" come from a recent interdisciplinary study aimed at reconstructing: the cultural biographies (as artifacts), the biological features (as bones), the organological properties (as musical instruments), and the funerary rituals (as witnesses of a past civilization).

    The two items are differently made: one consists of a notched human left femur, polished and encrusted with mosaic and associated with a notched shell Oliva. The other one is a notched human right femur associated with a human right fibula. The detailed analysis of the bones’ surfaces allowed us to reconstruct the taphonomic processes that affected the bones and the activities performed to transform them into musical instruments, organizing traces into an operational stratigraphy. Another important aspect of this research was the playing and recording session, thanks to the exceptional preservation of the instruments together with the original scrapers used to play it, that is the Oliva shell and the fibula. This allowed us to analyze the sound of the instruments and to make it replicable in the exhibiting space, giving the two omichicāhuaztli the possibility to "keep on playing", though they are now exhibited behind a museum glass.


    1. "Sapienza" Università di Roma, Italy - 2. Museo Nazionale Preistorico Etnografico "Luigi Pigorini", Polo Museale del Lazio, Rome, Italy -

    3. "L'Orientale", Università di Napoli, Italy.

     

     

    Paul Michael Taylor

    • Observations on the Role of Museums in the Origins of Anthropological Science, and on the Study of Early Ethnographic Collections Today

     

    This paper summarizes our Smithsonian research team’s current re-assessment of early ethnographic collections from Indonesia, Japan, and American Indian groups, comparable to those within the world’s first Anthropology Museum, founded in the same year (1869) as the first formal professorship positions in Anthropology as well as the first formal position in Museum Anthropology, all in Italy (Firenze). This work on European (especially Italian) “proto-anthropology” is still preliminary, but has a surprising and productive resonance with current trends in American anthropological work. American historians have noted that in this same period some American fraternal organizations including the Masons were active in creating early museums in America.  The Tammany Society's museum in New York City eventually formed the core of P. T. Barnum's American Museum. Masonic lodges founded museums, e.g. the Alexandria Museum (1812), as did some Freemasons, e.g. William Clark's museum (St. Louis, Missouri, 1816), for Native American material.  Lewis Henry Morgan's pioneering work in anthropology directly resulted from his participation in fraternal organizations. Recently we began exploring connections between early Italian explorer/collectors and these fraternal and Masonic organizations – recently identifying for example the Masonic membership of Giacomo Beltrami, early Italian explorer of the Mississippi River. Other Italian explorers and anthropologists influenced American collectors as well. Indonesian collections assembled by the Smithsonian naturalist William Louis Abbott (1860-1936) were influenced by the earlier work of Elio Modigliani. This paper presents examples of our research on some early ethnographic collections, and suggests preliminary conclusions about the relationship between the “proto-anthropology” of Italian traveler/collectors, and Italy’s development of the first museum and professorship of anthropology.

     

    Paul Michael Taylor, a research anthropologist at the Smithsonian's Department of Anthropology, National Museum of Natural History, is Director of that museum's Asian Cultural History Program, and serves as Curator of Asian, European, and Middle Eastern Ethnology. He has written numerous books and scholarly articles on the ethnography, ethnobiology, languages, and art (or material culture) of Asia, especially Indonesia. He has also curated seventeen museum exhibitions, and served as the consulting anthropologist for many documentary anthropological films. The recipient of numerous international grants and awards, he has served on the Board of Directors of the Association for Asian Studies.

     

     

    Cesare Marino

    • Upper Mississippi River Sounds: American Indian Musical Instruments Collected by Giacomo Beltrami in 1823


    This paper discusses the Italian traveler and naturalist, Giacomo Costantino Beltrami, and his explorations and research among the American Indians of the Upper Mississippi River in 1823. During his so-called ‘pilgrimage’ travels to the United States, Beltrami collected a large number of American Indian objects, including musical instruments, and natural specimens that are now on exhibit at the Museo Civico di Scienze Naturali in Bergamo, Italy. The late Count Glauco Luchetti, heir and moral trustee of the Beltrami legacy, was among the first to study systematically the Beltrami collection, and to promote the image and significance of Beltrami’s contributions to American Indian research. In the 1970s, in his private Palazzo Beltrami-Luchetti in Filottrano, Glauco Luchetti founded the Beltrami Museum with the remainder of the North American Indian objects and rare specimens collected by Beltrami.

     

    Cesare Marino was a researcher, author, and acting bibliographer for the Smithsonian Institution’s Handbook of North American Indians (Department of Anthropology) from 1983 to 2008. After his retirement he became a senior Postdoctoral Fellow and Researcher within the Smithsonian’s Asian Cultural History Program (Department of Anthropology), where he is currently carrying out research on historic presentations of Japanese swords among American Indians, and on early Italian travelers in North America and their ethnographic collections in Italian museums.



    William Bradford Smith

    • Recent examples of Culture Days and International Cooperation for the Presentation and Interpretation of Central Asian Music in Museums and Cultural Centers

     

    This paper presents some comparative perspectives on how music heritage collections are preserved and studied; and also how they are presented as components of museum and library exhibitions in the United States. With the increasing development and changes in technologies for music storage and playback, the standards for preservation and the means of public presentation present an evolving dilemma for librarians and archivists.  Music notation alone is inadequate, partly due to differences in annotation methods over time and in different parts of the world, while audio recording in various formats also presents challenges of long-term preservation.  This paper reviews the practices of American institutions such as the Library of Congress and the Smithsonian Institution in four areas of musical heritage activities: 1. Music collecting and collection management; 2. Preservation; 3. Curatorship of the collection’s content; and 4. Educational outreach and exhibitions.

     

    William Bradford Smith, a Researcher in the Asian Cultural History Program of the Smithsonian Institution, is a musician and ethnomusicologist who has lectured on comparative musicology in Korea, Kazakhstan, Turkmenistan, and the Republic of Georgia. He is co-author of the Smithsonian Publications: Turkmenistan: Arts from the Land of Magtymguly (2013) and Turkmenistan: Ancient Arts Today (2011) and has composed commissioned music works for New York University, Hofstra University, and Virginia Commonwealth University. He was a recipient of the Emily Lowe Grant for Performance in Music and the Hofstra University Provost Scholarship for Academics. He has served as a visiting faculty member of the traditional music department at Yong In University (Republic of Korea) and as staff at the Levine School of Music (Washington D.C.). He currently holds a Master of Arts degree in ethnomusicology from George Mason University.



    Trevor Merrion

    • Museum Collections and Transformed Traditions: Studying Tradition and its Reinvention in Turkmenistan

     

    Prior to the establishment of the Soviet Socialist Republic of Turkmenistan in 1924, the various tribes of the Turkmen were a loosely organized ethnic group and political entity that had for centuries been on the fringes of many Silk Road empires. In part due to the exigencies of a largely nomadic and pastoral Turkmen lifestyle, the art traditions of carpet-weaving and jewelry-making were both an aesthetic and practical concern for the Turkmen. This paper, based on the study of museum collections in Turkmenistan, discusses trends in Turkmen visual art that developed as a result of modernization and an increase in Soviet influence in the twentieth century. These exemplify such changes as the establishment of carpet-weaving factories, the hybridization of Turkmen traditional weavings with Western pictorial aesthetics, the advent of Western-style paintings by Turkmen artists, and the emergence of Russian-model “gobelin” tapestries produced by Turkmen artists. The paper will conclude by showing how a strong adherence to traditional aesthetics continues to inform the cultural elite in Turkmenistan today, who shape an understanding of national identity and culture through artistic productions.

     

    Trevor Merrion is an anthropologist and museum specialist in the Asian Cultural History Program (ACHP) at the Smithsonian Institution. He has co-authored several publications on the art traditions of Turkmenistan and most recently co-authored the publication Undiscovered Art from the Korean War: Explorations in the Collection of Chester and Wanda Chang. He also serves as webmaster for the ACHP, currently developing a virtual archive of correspondence by a 19th-century ethnographic and biological collector, W.L. Abbott. He received his BA in anthropology from the University of Virginia in 2010.

     

  • Associazione Amici della Scuola Archeologica Italiana di Atene

    Museo Nazionale Preistorico Etnografico "Luigi Pigorini"

    Associazione Amici della Scuola Archeologica Italiana di Atene

     

     

    Sala Conferenze

     

    Sabato 30 aprile, alle 11,00

     

    Archeologia in Albania

    Paesaggi, città e architetture del Novecento in Albania: lo sguardo e la misura degli italiani

    di Anna Bruna Menghini

     

    Architetto, professore associato al Dipartimento di Scienze dell'Ingegneria Civile e dell'Architettura (DICAR) del Politecnico di Bari

     

    Conferenza, a seguire visita guidata ad alcuni contesti particolari delle collezioni del Museo

    Ingresso al Museo a pagamento

     

     

    Nell’Albania di oggi, un paese poco conosciuto ma particolarmente familiare per chi lo visita, sono ancora evidenti le tracce di quella “presenza italiana” che, nella prima metà del Novecento, seppur motivata da interessi militari e politici, ha contribuito in modo determinante allo sviluppo di quel territorio e che tuttora ne caratterizza le città e le architetture.

     

    Attraverso l’analisi della storia recente che lega i due paesi e dell’attività svolta da architetti, ingegneri e tecnici italiani in Albania, si vuole indagare l’affinità e la vicinanza tra le due culture, ma anche il sostrato originario su cui si è innestata la “presenza italiana”, quello “sguardo” attraverso cui gli esploratori italiani hanno interpretato il paesaggio, la storia e le tradizioni del “paese delle aquile”, quel “carattere” e quella “misura” che gli architetti italiani hanno conferito alle città e alle architetture della “quinta sponda d’Italia”.

     

    I rapporti con l’Italia si svilupparono dal 1925, tramite l’azione della SVEA, che eseguì ingenti opere pubbliche e infrastrutturali con la collaborazione di enti italiani, e si intensificarono dal 1939 al 1943, ad opera dell’Ufficio Centrale per l’Edilizia e l’Urbanistica che, sotto la direzione dell’architetto fiorentino Gherardo Bosio, elaborò i piani regolatori di numerose città e rafforzò l’immagine di Tirana, costruendo i principali edifici e luoghi rappresentativi della capitale.

     

    L’analisi dei processi di sviluppo della moderna Albania a cui hanno contribuito gli italiani, consente di indagare alcuni aspetti problematici della condizione contemporanea, quali la coesistenza delle dimensioni globalizzate e localistiche nella crescita e trasformazione delle odierne realtà territoriali. L’Albania si presenta infatti come un interessante caso di studio, in quanto campo di applicazione, fin dalle origini, di modelli importati, tuttora compresenti e rappresentativi della sua complessa identità, sospesa tra oriente e occidente. I nodi problematici sono molti: il più scottante è la legittimità di una cultura importata e di una civilizzazione imposta. Tuttavia, la realtà albanese, per la sua particolare storia che ne ha fatto un luogo di stratificazione e convivenza di culture diverse, è uno specchio e un esempio positivo della condizione contemporanea interculturale.

     

     

    Sabato 27 febbraio 2016, 11,00

     

    Archeologia in Albania

    La Caonia tra l’età arcaica e quella bizantina:il caso di Hadrianopolis e della Valle del Drino

    di Roberto Penna

     

    Professore associato di Archeologia Classica presso l'Università degli studi di Macerata e

    Direttore della Missione archeologica a Hadrianopolis (Sofratikë - Albania)

     

    Conferenza, a seguire visita guidata ad alcuni contesti particolari delle collezioni del Museo

    Ingresso al Museo a pagamento

     

    Verranno presentati gli scavi e le ricerche effettuati dalla Missione italo-albanese dell’Università di Macerata e dall’Istituto archeologico di Tirana nel sito di Hadrianopolis (oggi Sofratikë nella regione di Gjirokaster) e nella valle del Drino, contestualizzati nell’ambito dell’evoluzione storica e archeologica di età greca e romana della Caonia, e nei rapporti con gli altri importanti centri di Butrino, Phoinike ed Antigonea.

    L’articolata e complessa evoluzione verso il modello urbano, che interessa il territorio dal V sec. a.C. fino all’età romana, sarà dunque la categoria interpretativa attraverso la quale verranno analizzate le principali manifestazioni artistiche, economiche, politiche, religiose culturali in genere che hanno caratterizzato il territorio fino alla fine del modello della città classica e l’imporsi della città cristiana, che precede il definitivo abbandono dell'insediamento presso Hadrianopolis, alla fine del VII sec. d.C.

     

     

2010-11

Ministero per i Beni e le attività Culturali. Vai al sito

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