Museo delle Civiltà

Le collezioni asiatiche

 

Attualmente le collezioni asiatiche non sono presenti con una sala espositiva permanente.

 

Responsabile: Loretta Paderni

 

È stato presentato un progetto che è in attesa di finanziamento. Gli oltre 15.000 oggetti che costituiscono il fondo asiatico del Museo Pigorini hanno trovato visibilità in mostre temporanee (vedi “Archivio mostre” in “Mostre”).

 

Gli oggetti si devono per la maggior parte ad acquisti e doni di diplomatici, viaggiatori, commercianti, studiosi e artisti presenti in Oriente intorno alla fine del secolo scorso.

Le collezioni, di notevole livello storico-artistico, hanno un grande valore documentario in quanto testimonianza delle prime volontà di fondazione del Museo e dei caratteri della cultura che lo hanno determinato.

 

Luigi Pigorini, infatti, progettando il Museo Nazionale Preistorico Etnografico, intendeva ricostruire, con l’ausilio dell’etnografia comparata, la storia universale dell’uomo, “conoscere la vita dei selvaggi attuali per intendere quella dei preistorici, raccogliere con cura le suppellettili dei viventi per avere lume nel cercare e trovare quella dei più lontani”.

Di qui la necessità delle collezioni etnografiche, da disporre sui gradini della lunga scala evolutiva, alla sommità della quale dovevano trovarsi i prodotti delle lontane culture orientali, portatrici di raffinate e complesse civiltà.

 

Altro grande motivo di interesse è che queste collezioni furono, nella maggior parte dei casi, raccolte in periodi in cui in Oriente non era ancora iniziato il processo di modernizzazione; esse documentano, quindi, culture ancora per poco o comunque in minima misura influenzate dal contatto con l’Occidente.

 

È questo il caso della collezione di oggetti giapponesi ceduta al Museo in due riprese, nel 1888 e nel 1916, dal prof. Vincenzo Ragusa. Ragusa, invitato dal governo giapponese ad insegnare scultura presso l’Istituto d’Arte di Tokyo, ebbe modo di raccogliere tali oggetti durante il suo soggiorno in Giappone negli anni 1876-1882, un periodo particolarmente favorevole in quanto solo da pochi anni quel paese aveva aperto i propri confini ai contatti con il mondo esterno.

 

La raccolta conta 4.172 oggetti tra cui vasi di bronzo e di ceramica, statuette di bronzo, armi, strumenti musicali, lacche, abiti, maschere, dipinti, xilografie e oggetti di uso quotidiano.

 

Un’altra importante collezione è quella donata nel 1924 da Giuseppe Ros, interprete consolare italiano in Cina, che raccolse circa 2000 oggetti di interesse prettamente etnologico che documentano aspetti della vita domestica cinese.

 

Altrettanto si può dire per la collezione Fea, acquistata nel 1889, costituita da circa 1200 pezzi, di provenienza birmana.

 

Qualitativamente importante è la raccolta di Enrico Hillyer Giglioli, in particolare le giade cinesi e giapponesi e gli oggetti di ambito cultuale buddhista provenienti dal Tibet.

 

Per l’India è da ricordare la straordinaria collezione di strumenti musicali donata dal Raja Sourindro Mohun Tagore a Re Vittorio Emanuele II e da questi ceduta al Museo nel 1879.

 

Interessante anche se piuttosto eterogenea la raccolta relativa alle culture indonesiane.

Ministero per i Beni e le attività Culturali. Vai al sito

Piazza Guglielmo Marconi, 14 - 00144 Roma E.U.R. - +39 06 549521 - fax +39 06 54952310 - mail