Museo delle Civiltà

Interventi di restauro

Le collezioni etnografiche: conservazione e restauro

 

Le collezioni  etnografiche del Museo entrate a far parte  del patrimonio delle Stato Italiano a partire dal XIX secolo,  sono state acquisite in virtù di scambi, donazioni o acquisti, anche se molti oggetti, risalgono a tempi ben più antichi e spesso restano la sola testimonianza materiale di quel che rimane di popoli e culture  ormai scomparsi o trasformati.

 

I manufatti  provengono da scavi, sistematici o sporadici, di contesti funerari, oppure da raccolte e collezioni di studiosi, ricercatori, diplomatici e missionari formatesi durante avventurosi viaggi ed esplorazioni in terre allora pressoché sconosciute ed a volte ostili, oppure ancora frutto di scambi tra collezionisti; oggetti  spesso unici o rarissimi, che, per materiali, strutture e forme  sono quanto mai diversificati; a titolo esemplificativo si possono citare indumenti, coperte, insegne in fibre tessili o pelle, cuoio e pelliccia, confezionati nelle fogge più svariate, corredi funerari ricchi di oggetti fittili, litici, lignei, ad intreccio, ecc., utensili da lavoro per la caccia, la pesca, l'allevamento in pietra, metallo, legno, suppellettili domestiche, armi da guerra, oggetti (maschere, insegne di comando, mantelli, ecc.) ed ornamenti rituali.

Oltre alla molteplicità di materie prime costituenti gli oggetti, utilizzate sia singolarmente che in variegate e a volte strane combinazioni, essi sono spesso impreziositi da impianti decorativi di varia natura e complessità.

 

La Conservazione ed il Restauro

 

Poiché i  manufatti etnografici sono stati concepiti e realizzati per soddisfare le esigenze quotidiane e rituali delle popolazioni che li hanno prodotti, essi sono arrivati fino ai nostri giorni dopo alterne vicissitudini ed un lungo "vissuto", durante il quale  hanno subito un inesorabile processo di degrado, avvenuto con modalità ed intensità fortemente condizionate dalla natura dei materiali costituenti, dall'usura a cui sono stati sottoposti, dall'ambiente di immagazzinamento o di esposizione.

Il succedersi nei secoli di alterne condizioni climatiche dal gelo al calore elevato, sbalzi di umidità e infiltrazioni d'acqua, contatto con suoli e con i fluidi di corpi in decomposizione, consunzione per l'uso, assorbimento di sostanze estranee, lunghi periodi d'immagazzinamento o di esposizione in condizioni inadatte, esposizione a sorgenti luminose di alta energia, attacchi d'insetti e microrganismi, assoggettamento a sollecitazioni meccaniche, esposizione ad inquinamento atmosferico gassoso e particolato, azioni umane poco attente o irrispettose, hanno determinato profondi cambiamenti nelle proprietà originali delle materie prime e delle strutture.

Tali trasformazioni si manifestano sottoforma di alterazioni chimiche e fisiche, quali scolorimenti, macchie, ossidazioni, combustioni, deformazioni, indebolimenti, assottigliamenti, lacune, sconnessioni, distacchi, lesioni, mineralizzazioni, tendenza alla polverizzazione, decoesione dei pigmenti, ecc, che possono estendersi fino alla perdita completa della leggibilità e della connotazione degli oggetti.

Molti materiali portano poi in sé stessi gli elementi che potrebbero condurli ad una  più o meno rapida distruzione: sono i fattori interni, molto insidiosi perché a volte sconosciuti. Coloranti o mordenti aggressivi, spesso acidi o capaci di indurre nel tempo acidità e, quindi, deterioramento del substrato, applicazioni metalliche che, corrodendosi, possono indurre a loro volta degrado nei materiali a contatto, sostanze estranee a volte di natura davvero singolare, come fluidi corporei o miscugli "magici", utilizzati dai popoli nelle normali attività quotidiane o durante culti e riti, trattamenti di stabilizzazione incompleti, efficaci alle latitudini in cui sono stati eseguiti ma difficilmente controllabili alle nostre condizioni climatiche (basti pensare ai cuoi, pelli e pellicce semi conciati o addirittura non conciati).

 

L'insieme delle variabili interne ed esterne producono dunque problematiche di degrado e, di conseguenza, d'intervento sempre diverse, da affrontare mutuando, adattando e conformando sistemi, tecniche e materiali utilizzati in settori simili.

 

I manufatti etnografici richiedono dunque un approccio conservativo particolare che, per alcuni aspetti, può discostarsi notevolmente dai criteri adottati nel restauro di altre produzioni della cultura umana. In particolare, ad esempio, è irrinunciabile la necessità di riconoscere, e quindi conservare, alcune alterazioni superficiali che, oltre la normale patina del tempo, rappresentano testimonianze d'uso; esse, per quanto potenzialmente dannose, devono essere rigorosamente protette  in quanto considerate parte integrante della storia del manufatto stesso.

 

 

Gli interventi

 

Un attento intervento di restauro conservativo può restituire a questi manufatti una migliore leggibilità, tentare di prolungarne la vita nel tempo e reintegrarne, almeno parzialmente, la solidità strutturale.

Vengono illustrati alcuni esempi di interventi di restauro conservativi; essi rappresentano solo un esempio della tipologia di oggetti, della varietà di materiali e della quantità di interventi attuati nel corso degli ultimi vent'anni di attività del Laboratorio.

Laboratorio di Conservazione e restauro

 

Responsabile: Luciana Rossi

Restauratrice: Maria Francesca Quarato

 

Oltre 100.000 manufatti paletnologici, che delineano la produzione laziale, italiana ed estera dal Paleolitico all'età del Ferro.

Circa 60.000 oggetti etnografici provenienti da continenti extraeuropei, una delle collezioni mondiali più completa per varietà e rappresentatività delle testimonianze materiali di culture ormai scomparse.

Un patrimonio librario di oltre 70.000 volumi raccolti in una Biblioteca specialistica di argomento paletnologico ed etnoantropologico.

Almeno 20.000 immagini fotografiche storiche positive e negative, prodotte in gran parte tra la fine dell'800 gli inizi del '900, e dunque risalenti "all'archeologia della fotografia".

Migliaia di documenti d'Archivio Storico cartaceo che raccontano la vita del Museo a partire dalla sua fondazione.

Sono questi i numeri con cui il Laboratorio di Conservazione e Restauro, operante da oltre trent'anni all'interno del Museo, si confronta giornalmente.

 

Nell'atto di indirizzo sui criteri tecnico-scientifici e sugli standard di funzionamento e sviluppo dei musei, la conservazione è una delle attività primarie ed ineludibili, ad essa viene riconosciuto quel ruolo centrale che da anni personale scientifico, ricercatori, restauratori e tecnici reclamavano, consapevoli dell'importanza della prevenzione e del "ben conservare" per la salvaguardia del  patrimonio culturale.

 

Ogni museo ha quindi una grande responsabilità:

 

Il  Laboratorio di Conservazione e Restauro del Museo Pigorini trae da questo la  propria ragion d'essere; affrontare le innumerevoli questioni riguardanti la conservazione delle opere:

Il Laboratorio svolge dunque un ruolo chiave che si interseca continuamente con le attività di altri  settori del Museo, per conseguire, all'interno delle molteplici funzioni Istituzionali, il miglior equilibrio possibile tra la massima fruibilità ed il minimo rischio per le collezioni    siano esse studiate, esposte, immagazzinate, trasportate, prestate o acquisite.

 

Il generale buono stato di conservazione delle collezioni, nonostante il naturale ed inesorabile processo d'invecchiamento dei materiali costitutivi, dimostra che la scelta, operata ormai da molti anni, di privilegiare la conservazione preventiva nell'indirizzare le attività del Laboratorio, è stata vincente; l'adozione di misure che consentano di operare un controllo delle più diffuse e frequenti cause del deterioramento, ad es.:

ha reso possibile un contenimento e rallentamento del degrado in oggetti costituiti in gran parte da materiali altamente sensibili.

 

In tale ottica, gli oggetti più delicati e suscettibili di deterioramento come manufatti in pelle, pelliccia, piume, e seta, corpi mummificati, materiali fotografici storici, dipinti e stampe su carta e seta sono conservati in camere climatiche a temperatura ed umidità stabili con aria costantemente filtrata. Alcuni depositi, la Biblioteca e l'Archivio Fotografico sono attrezzati con impianti di climatizzazione autonomi, i manufatti sono protetti e sostenuti, quando necessario, da involucri e supporti in materiale stabile ed idoneo alla lunga conservazione; nelle vetrine che ospitano oggetti sensibili l'umidità relativa è regolata con sistemi passivi e attivi la cui efficienza ed efficacia è costantemente monitorata, mentre l'illuminazione, scelta sulla base della sensibilità dei materiali, è regolata a livelli compatibili e non perturba l'assetto termico interno.

Gli interventi di restauro, su reperti archeologici fittili, metallici ed ossei dal Neolitico all'età del Ferro e su oggetti etnografici a grave rischio di perdita, sono in gran parte realizzati con  risorse interne (personale e mezzi), ad eccezione di quelli che richiedono professionalità e competenze specialistiche, in tal caso si affidano incarichi a ditte di restauro che possiedano i requisiti previsti dalla normativa dei lavori pubblici.

Ministero per i Beni e le attività Culturali. Vai al sito

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