Museo delle Civiltà

Homo. La storia naturale

 

Quanti tra noi confondono Preistoria e Dinosauri?

Quanti sanno che Homo è un Primate (e che cosa sia un Primate)?

Quanti non esiteranno a rispondere che il nostro più antico antenato è “… l’Uomo di Neandertal”?

 

Ominoidi, ominidi...: chi erano costoro?

 

 

Eppure, dall’epoca vittoriana, la ricerca preistorica ha compiuto un percorso straordinario, restituendoci, talvolta quasi intatte, testimonianze un tempo inimmaginabili del nostro passato remoto (biologico e culturale) e tratteggiando uno scenario evolutivo che conferisce a noi esseri umani – individui e collettività – carattere insieme di irripetibile unicità e fragile casualità.

 

Raccogliendo un’eredità che ha radici lontane nel tempo, il nostro sistema museale scientifico, custodisce e valorizza testimonianze di valore straordinario ma pertinenti di norma il limitato territorio di un comune, magari quello di una regione, raramente dell’intero Paese. In questi contesti, se presente, l'informazione paleoantropologica – comunque solo episodicamente aggiornata – viene confinata ad un pannello, un calco in gesso, qualche immagine fotografica.

 

Homo. La storia naturale, sezione didattico-espositiva permanente del Museo, racconta e documenta lo straordinario percorso evolutivo della nostra specie in seno all’Ordine dei Primati: da ominoidi, a ominidi, a Homo. Ma non è “semplicemente” antropologia o preistoria, paletnologia o paleoantropologia, archeologia o paleobiologia, bensì tutto ciò insieme:

Il ruolo di “narratore” è sostenuto dalla “scacchiera dell’evoluzione”, sistema di comunicazione che miscela i complessi contenuti informativi di trentadue “vetrine” e li rielabora in un messaggio unitario semplificato che ci guida attraverso un intrigante percorso evolutivo: dalle “ombre” del Miocene finale – cinque milioni di anni fa – fino a noi, oggi.

 

Tra giochi di luci che fanno apparire e scomparire reperti ossei e dentari, modelli di cervelli e calchi endocranici naturali di ominidi estinti, antichi strumenti litici, elaborazioni digitali di immagini, oggetti simbolici , la “scacchiera” è animata dalle affascinanti ricostruzioni artistico-scientifiche di due australopitecine (Australopithecus afarensis e Paranthropus boisei) e di tre forme estinte di Homo (rudolfensis/habilis, ergaster/erectus, di Neandertal), di straordinaria realisticità ed intensità espressiva.

Seguono le “pedane dell’evoluzione”, indipendenti ma complementari strutture espositive allestite tra rigore scientifico e “gioco”. I calchi di decine di resti ominoidi, ominidi e umani fossili dai più importanti siti africani, asiatici ed europei, formano un’impressionante “boscaglia” di reperti, la più ricca collezione presente in Italia, che si offre al pubblico in “incontri” ravvicinati con ominoidi miocenici (Proconsul, Afropithecus, Ouranopithecus...), con i primi ominidi dai depositi fossiliferi pliocenici dell'Africa orientale (Laetoli, Koobi Fora) e meridionale (Makapansgat, Sterkfontein), con le testimonianze più antiche di Homo da East Turkana (Kenya), Olduvai Gorge (Tanzania), Uraha (Malawi), Sterkfontein (Sudafrica), con l’umanità fossile più recente, vecchia “soltanto” di qualche decina di migliaia di anni (i neandertaliani italiani di Saccopastore e del Monte Circeo; quelli francesi di La Ferrassie, La Quina, La Chapelle-aux-Saints e vicino-orientali di Kebara, Shanidar, Amud; le forme fossili “anatomicamente moderne” di Homo sapiens da Eliye Springs, in Kenya, Laetoli, in Tanzania, Qafzeh e Skhul, in Israele, Border Cave, in Sudafrica, Cro-Magnon, in Francia).

 

Tra i simboli a distanza di un “primo” ominide timidamente in marcia verso un incerto futuro e l’occhiata ironica al passato di una sorridente Marilyn, tra ambigue tracce di primitiva bipedia al suolo e l’impronta lunare di Neil Amstrong, l’altra pedana presenta due testimonianze di interesse e valore assoluti:

 

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