Museo delle Civiltà

Museo Nazionale Preistorico Etnografico "Luigi Pigorini"

Interventi di restauro

Africa

America

Asia

Oceania

Laboratorio di Conservazione e Restauro

 

Le collezioni etnografiche: conservazione e restauro

 

La collezione africana: uno sguardo al passato e prospettive future.

 

La sistemazione della collezione Africana, ha costituito già dagli anni '70, una formidabile palestra di applicazione della nuova concezione scientifica della conservazione. L'intervento, peraltro molto complesso, ha visto coinvolti, per almeno un decennio, restauratori, curatori delle collezioni, architetti, con la collaborazione di studenti e formatori di scuole di conservazione, nella precisa  volontà di realizzare le migliori condizioni di conservazione delle collezioni, tenendo conto al contempo delle esigenze, di studio e di fruibilità dei manufatti.

 

Il risultato di questo lunga e difficile operazione, che oggi si potrebbe definire "intervento integrato" è stata la realizzazione di un deposito che, seppure, non sia dotato di complessi e costosi apparati tecnologici e abbia evidenziato nel tempo alcune problematiche di carattere pratico, si può considerare una delle prime esperienze in cui la multidisciplinarità sia stata applicata in campo conservativo.

 

Una completa campagna spazio-temporale di rilevamento dei dati climatici, ha consentito di evidenziare le aree maggiormente soggette a fluttuazioni termoigrometriche, dotandole successivamente di sistemi d'intercapedine e di pannelli isolanti ed oscuranti. Il deposito è stato infine attrezzato di cassettiere e armadi scorrevoli  dotati di grate, ripiani, ancoraggi e supporti interni studiati e realizzati in funzione dei materiali che avrebbero dovuto ospitare, come  armi, scudi, abiti, finimenti e selle, vasellame, strumenti musicali, ornamenti ecc., in modo tale che ogni manufatto vi fosse correttamente sistemato in assenza di tensioni fisiche, protetto da polveri, da luce ecc.

 

Gli oggetti, sottoposti ad un primo intervento conservativo, consistente in pulitura, fissaggio e ricomposizione di elementi a rischio di perdita o di distacco, consolidamenti, protezione in involucri studiati sulla base delle singole geometrie e dei materiali costitutivi, schedatura conservativa con valutazione del degrado e dell'ordine di priorità di eventuali successivi interventi di restauro, hanno trovato collocazione nel deposito e ancor oggi sono ben conservati e risultano facilmente reperibili.

Negli anni successivi molti oggetti sono stati sottoposti a restauro conservativo, come è mostrato  dalle immagini di alcuni esempi di interventi di restauro di diverse tipologie di oggetti e materiali costitutivi.

La collezione etnografica africana è stata nel tempo arricchita ed integrata dall'acquisizione di nuove raccolte o di singoli oggetti che, prima di essere accorpati, sono stati sottoposti a lunghi periodi di "quarantena", a  trattamento di disinfestazione in atmosfera modificata e ad interventi conservativi.

Ancora c'è molto lavoro da fare: alcuni oggetti tuttora attendono un intervento di restauro, altri necessitano di controlli, verifiche ed eventualmente nuove azioni conservative, alcune sistemazioni sono da migliorare, purtroppo il personale e le risorse sono sempre più scarsi...

 

La maschera da danza del tipo kholuka, usata presso la popolazione Yaka della Repubblica Democratica del Congo (ex Zaire) nelle cerimonie dell'inziazione giovanile, di forma conica, è ornata da un coccodrillo che azzanna il piede di una ragazza. Già dalla sua acquisizione alle collezioni africane (dono P. Bocci 2003), si trovava in un cattivo stato di conservazione (foto a sinistra): oltre a notevoli depositi di sporco e polvere e macchie d'umidità essa presentava rotture, elementi strappati e distaccati in tutto o parzialmente, pigmenti polverulenti e in gran parte caduti. L'intervento di restauro consistito in pulitura, consolidamento dei pigmenti, posizionamento e fissaggio degli elementi  rotti e/o distaccati, ha consentito un completo recupero dell'oggetto che oggi è in mostra nella esposizione Africa (foto a destra).

Laboratorio di Conservazione e Restauro

 

Le collezioni etnografiche: conservazione e restauro

 

America. Una collezione  da valorizzare

 

La collezione americana costituisce uno dei nuclei  più antichi, prestigiosi e cospicui del Museo, ne fanno parte oggetti importanti e rarissimi, che rappresentano il doppio continente americano nella sua completezza, universalmente noti e continuamente oggetto di richieste  di prestito per  esposizioni.

 

Dal 1980 è stato profuso un enorme impegno lavorativo ed economico che ha visto  coinvolte varie professionalità: restauratori specialisti esterni ed interni, etnologi, biologi, architetti,  ingegneri  per il recupero, il primo intervento conservativo, la disinfezione, la disinfestazione dei circa 40.000 manufatti  e la progettazione di ambienti climatizzati e arredi. Per molti anni l'intera collezione è stata dislocata in vari locali dell'edificio, con gravi conseguenze soprattutto nella fruibilità. In questi ultimi anni la collezione è  stata  raggruppata  in ambienti adiacenti alcuni dei quali, precisamente quelli in cui sono conservati la gran parte degli oggetti in materiale organico,  condizionati a 18-20°C; i manufatti sono stati  collocati  in armadi, cassettiere, scaffali, ben protetti da scatole ed involucri in materiale  idoneo per la conservazione.  Alcuni oggetti, particolarmente delicati, in avanzato stato di degrado e/o suscettibili di attacchi di insetti o di microrganismi sono stati  immessi in camere climatiche a temperatura ed umidità relativa costanti e controllate. A es. i corpi mummificati e  le pellicce sono conservati a 14°C e 55% UR, mentre i manufatti in  pelle, tessuto  e piume a 18°C e 57%UR.

 

Negli anni sono stati portati avanti anche molti interventi di restauro che hanno consentito di sottrarre al degrado, causato non solo all'invecchiamento ma anche dalle cattive condizioni di immagazzinamento ed esposizione a cui i manufatti erano stati tenuti in passato, questo  patrimonio davvero unico.

 

L'apertura delle sale permanenti America  ha reso possibile l'esposizione di una limitata ma importante parte delle collezioni americane che è  finalmente fruibile e valorizzata. In questi, come negli altri allestimenti etnografici, è stata data grande rilevanza anche agli aspetti conservativi curando soluzioni tecniche che riducessero al minimo i rischi di degrado per gli oggetti; ad es.  oltre ai necessari  interventi di restauro conservativo  sono stati studiati e realizzati supporti e sostegni che  consentissero la migliore visibilità degli oggetti garantendone la massima stabilità,  il controllo dell'umidità relativa interna è affidato a  impianti di climatizzazione e a sistemi passivi accertato tramite  monitoraggio continuo, si sono scelte  sorgenti luminose  ad intensità e lunghezza d'onda  compatibili con i materiali e le superfici.

 

Le immagini qui proposte sono appena rappresentative delle varie tipologie di oggetti americani e degli interventi effettuati: il bicchiere d'argento presentava vari tipi di corrosione attiva (solfurazione, clorurazioni)  e le lamine sbalzate  molto assottigliate in alcuni punti addirittura lacunose. Nell'intervento è prevalentemente consistito nella rimozione delle corrosioni attive salvaguardando la patina protettiva del metallo nel rinforzo  e protezione della lacuna e dei suoi margini con un sottile velo di seta.

Laboratorio di Conservazione e Restauro

 

Le collezioni etnografiche: conservazione e restauro

 

La collezione orientale

 

I circa 15000 oggetti che costituiscono il fondo asiatico del Museo Nazionale Preistorico Etnografico "Luigi Pigorini" si devono per la maggior parte ad acquisti e doni di diplomatici, viaggiatori, commercianti, studiosi ed artisti presenti in Oriente intorno alla fine del XIX secolo. Le collezioni principali provengono da Giappone, Cina, Birmania, Tibet, India e comprendono oggetti di culto e di uso quotidiano, vasellame, utensili preistorici e protostorici, bronzi, lacche, armi e armature, strumenti musicali, sculture, tessuti, dipinti, xilografie, libri, fotografie.

 

Negli anni 1976-77 il Museo fu trasferito dall'originaria sede del Collegio Romano all'attuale sede dell'EUR [Storia].

L'imballaggio, a volte estremamente sommario, in casse di legno e di cartone contenenti paglia adottato allora per il trasporto divenne purtroppo una "sistemazione" degli oggetti che perdurò per molti anni. Infatti solo nel 1990 si è potuta iniziare una operazione sistematica di revisione del materiale che, in alcuni casi, ha assunto l'aspetto di un vero "scavo" nel Museo.

 

Durante la revisione, parallelamente al riscontro inventariale si procedeva ad un'operazione di rilevamento dello stato di conservazione degli oggetti e di primo intervento conservativo mirante ad arrestare i danni che purtroppo si erano verificati a causa di collocazioni inadeguate e di protezioni precarie o inesistenti (rimozione dei depositi di polvere, riassemblaggio provvisorio di elementi staccati, realizzazioni di supporti e di contenitori idonei alla conservazione).

 

Il rilevamento sistematico della collezione ha permesso l'individuazione di oggetti o classi di materiali con problemi di degrado particolarmente rilevanti sui quali intervenire con un restauro vero e proprio.

Il criterio guida che ha determinato le priorità di intervento è stato quello di privilegiare i materiali sui quali il primo intervento conservativo risultasse insufficiente o addirittura impossibile per il tipo o l'entità dell'alterazione in atto.

La collezione orientale, che, per quanto riguarda i manufatti di origine organica che presentavano in molti casi problemi di biodeterioramento, è stata sottoposta a trattamento di disinfezione/disinfestazione con ossido di etilene, è oggi conservata in depositi differenziati: i materiali più delicati quali i dipinti e/o stampe su carta e seta, i tessuti, i volumi cartacei, sono conservati in ambiente climatizzato a 18°C e 50% di umidità relativa; gli altri, in particolare pietre dure preziose o semipreziose, oggetti e sculture in metallo, ceramica, porcellana sono collocati in depositi interni il cui clima, monitorato per lungo periodo, è risultato accettabilmente costante.

 

 

 

Laboratorio di Conservazione e Restauro

 

Le collezioni etnografiche: conservazione e restauro

 

Oceania

 

La collezione dell'Oceania, costituita da circa 15.000 oggetti, si è formata nella  seconda metà del XIX secolo,  analogamente alle  altre raccolte etnografiche, a seguito di viaggi,  esplorazioni e ricerche sul campo di avventurosi personaggi, come  naturalisti, antropologi, esploratori, archeologi o naviganti che per amor di conoscenza, non esitavano a sfidare l'incognito, ad affrontare viaggi pericolosi, a prendere contatti con indigeni e  "selvaggi" e che, al loro ritorno riportavano in Europa un numero enorme di oggetti rappresentativi della vita e delle usanze di quelle popolazioni: utensili, ornamenti, suppellettili domestiche, armi, insegne, abiti, persino imbarcazioni o parti di esse, o ancora modellini in scala di imbarcazioni o di abitazioni che si facevano costruire ad hoc.

 

Tutta la collezione è ad oggi sistemata in un grande deposito ed in parte  è presentata nella esposizione permanente "Oceania".

 

Questo è il risultato di un lungo e complesso lavoro di progettazione, conservazione, catalogazione, studio e selezione durato molti anni che ha coinvolto  ed ancora impegna varie professionalità: curatori di sezione, architetti, conservatori, catalogatori, restauratori, impiantisti.

 

Si è partiti dall'analisi della consistenza dell'intera collezione che, dagli scatoloni e casse del trasloco [vedi Storia del Museo], in cui era  esposta al pericolo di danneggiamenti anche gravi, è stata sistematicamente estratta e sottoposta a primo intervento conservativo consistente non solo nelle operazioni di pulitura, compattazione di elementi, sistemazione in involucri protettivi, disinfezione/disinfestazione, ma anche nella misurazione delle dimensioni e degli ingombri e dalla valutazione della  composizione dei manufatti  costituiti prevalentemente  da materia prima locale, come legno, osso, canna, paglia, resine, peli e capelli, piume, fibre vegetali, tessuti animali e umani, conchiglia,  tutti estremamente fragili e igroscopici, dunque altamente sensibili  alle  sollecitazioni legate alle variazioni  microclimatiche.

 

L'insieme di tali conoscenze ha portato  alla progettazione e alla successiva realizzazione  di un deposito adeguato che potesse ospitare comodamente  l'intera raccolta che tenesse conto  delle prioritarie esigenze conservative  e della fruibilità  della collezione.

 

Ministero per i Beni e le attività Culturali. Vai al sito

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