Museo delle Civiltà

Museo Nazionale Preistorico Etnografico "Luigi Pigorini"

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Tra meraviglia e ricerca scientifica:

prospettive di un Museo “diverso”

 

Delineare il profilo di una Istituzione antica, articolata, pluridisciplinare è impresa di per sé ardua; ancor di più nel caso del Museo Nazionale Preistorico Etnografico “Luigi Pigorini” di Roma [Soprintendenza fino al 1 gennaio 2015, n.d.r.], laddove la missione istituzionale propria di ogni struttura museale, conservare ed esporre il patrimonio culturale pubblico, si associa, da sempre, all’attività di studio e ricerca tesa a valorizzare l’attività complessa dell’Istituto e le competenze che in esso sono confluite: la ricerca archeologica, etnografica, antropologica.

 

È stata più volte citata la prima relazione inviata da Luigi Pigorini al Ministro della Pubblica Istruzione nel 1881, nella quale sono precisamente definite le finalità di ricerca scientifica, l’ordinamento delle collezioni, la pubblicità dei servizi alle quali il neonato Museo avrebbe dovuto assolvere.

 

Dato l’assunto, le vicende storiche, l’evoluzione dei metodi di ricerca e l’approfondimento scientifico delle materie oggetto delle raccolte hanno, nel tempo, determinato la progressiva scissione della natura parallela delle collezioni preistoriche ed etnografiche tenacemente raccolte da Pigorini sulla base del presupposto, improntato da metodologie di tradizione positivista e sulle orme delle teorie evoluzioniste di Darwin, che lo studio degli usi, dei costumi e dei manufatti propri delle società primitive potesse concorrere alla comprensione di quelle preistoriche, determinando momenti di vera crisi dell’Istituto. Il divaricamento tra le due discipline, etnografia ed archeologia, suggerito dallo sviluppo di criteri di ricerca ormai autonomi e dal superamento delle teorie del comparativismo evoluzionistico causò, già agli inizi del secolo scorso, l’emarginazione della sezione etnografica nei confronti di quella preistorica, che continuava a svilupparsi anche grazie alle intense attività di scavo promosse e condotte dall’Istituto su tutto il territorio nazionale.

 

La progressiva organizzazione dell’Amministrazione dei Beni Culturali e il diffondersi degli Enti e degli Istituti di ricerca archeologica, l’attività delle singole Soprintendenze negli ambiti territoriali di competenza anche nel campo della paletnologia, hanno poi notevolmente ridimensionato il ruolo del Museo nell’ambito delle ricerche preistoriche e, al tempo stesso, privato le collezioni di ulteriori incrementi.

 

La crisi degli originari fondamenti museologici dell’Istituto fu accentuata, negli anni settanta del secolo scorso, dal trasferimento delle collezioni dalla sede storica del Collegio Romano al Palazzo delle Scienze dell’EUR, con la conseguente perdita, definitiva, della memoria di ciò che il Museo era stato e dello statuto identitario che il fondatore gli aveva assegnato.

Il faticoso ripensare il Museo teso a ricollocare la sua identità bifronte nell’ambito delle moderne prospettive dell’archeologia e dell’etnoantropologia è stato il lavoro degli ultimi decenni.

 

Il riallestimento in chiave moderna delle sezioni etnografiche, l’adozione di criteri museografici attenti ai contenuti specifici delle singole collezioni e ai processi di comunicazione con il pubblico hanno dato nuovi impulsi all’”offerta” al visitatore; ma soprattutto il rinnovato contatto con i materiali delle collezioni, dopo il traumatico trasloco dal Collegio Romano, lo straordinario lavoro di riordino, revisione, catalogazione, gli interventi di restauro e conservazione su oggetti di origine, tipologia e materiali diversi, è stata l’occasione per verificare sul campo le capacità tecniche e organizzative di un Museo che detiene in sé competenze professionali di altissimo livello.

 

L’istituto ha dunque sviluppato, intorno al Museo, la sua vocazione di laboratorio di ricerca multidisciplinare nell’ambito delle scienze naturali, dell’archeologia, dell’etnologia e dell’antropologia, discipline nelle quali è tornato ad avere un ruolo centrale nell’ambito delle attività scientifiche di Enti ed Istituzioni italiane ed internazionali.

 

 

 

Negli ultimi dieci anni la ripresa delle attività di scavo, per la verità mai interrotta, in collaborazione e a supporto di numerose Soprintendenze territoriali nel Lazio, in Campania, in Friuli Venezia Giulia, in Calabria, ha consentito di ricollocare la Soprintendenza al Museo Pigorini nell’ambito delle attività di tutela proprie degli organi del Ministero per i Beni e le Attività Culturali.

 

Al tempo stesso il riconosciuto eccezionale interesse delle collezioni etnografiche ha dato vita ad una fitta rete di relazioni internazionali con le più importanti istituzioni museali tesa soprattutto a promuovere lo scambio di competenze professionali tra i diversi musei, sviluppare progetti allestitivi, definire pratiche comuni nei diversi campi d’azione istituzionale alla luce, soprattutto, delle nuove esigenze di comunicazione imposte ai musei di etnografia dalla presenza, ormai diffusa nei diversi paesi europei, dei rappresentanti delle culture che le opere e le testimonianze custodite ed esposte hanno prodotto.

 

E, ancora, la Sezione Etnografica … è stata impegnata, all'interno dell'Anno Internazionale della Biodiversità 2010 ed in collaborazione con il Musée International du Carnaval et du Masque di Binche (Belgio), alla realizzazione del progetto (Agri)-Culture(s) finanziato da ACRA (Associazione di Cooperazione Rurale in Africa e America Latina) con fondi IFAD (Fonds International pour le Dévelopement Agricole des Nations Unies - Programma "Agro biodiversity, cultures and local development").

 

Molto c’è ancora da fare. Il lavoro di allestimento, non ancora completato, ha riguardato finora le sezioni di etnografia. Il completamento della sezione americana è già in corso e si impone l’allestimento, già progettato, della sezione Asia, tra le più pregevoli e rilevanti.

 

L’esposizione della preistoria, invece, se si eccettua la realizzazione di un percorso didattico dedicato alla paletnologia, di più recente concezione, è improntata a criteri espositivi e a soluzioni museografiche inadeguati. È necessario riprogettare, tenendo conto del fatto che la collezione preistorica, per la sua stessa natura, non è più rappresentativa della evoluzione della disciplina e dello sviluppo e della ricerca archeologica e interrogandosi sul significato e sulla missione di un Museo di preistoria che non può essere, per la sua storia e per la sua tradizione, uno tra i tanti ormai presenti sul territorio. La riflessione si è già avviata e intorno alla progettazione, che vedrà impegnato in primo luogo il personale tecnico-scientifico … e che non potrà non fare i conti con la storia e con la conservazione della memoria dell’Istituto, è auspicabile che si apra un vasto dibattito con l’apporto di personalità del mondo scientifico, della comunicazione, della museologia e, naturalmente, dell’Amministrazione dei beni culturali.

 

In una fase in cui anche i musei e i servizi culturali sono assoggettati ai sistemi e alle leggi dell’economia di mercato, la qualità scientifica dell’offerta museale, presupposto imprescindibile per un luogo della cultura, non può essere discosta dal grado di appeal e dalla capacità di attrazione del pubblico.

 

Quanto sopra descritto va unito a nuovi sforzi, questa volta tutti interni, tesi ad una più compiuta interazione tra le diverse anime che concorrono a esaltare l’unicità dell’Istituto, la definizione di programmi di iniziative temporanee tese e a migliorare l’offerta di servizi, sia sul piano della riflessione museografica sia su quello dell’attività didattica unita all’elaborazione di programmi di ricerca scientifica sul campo.

 

… [Il] Museo Nazionale Preistorico Etnografico "Luigi Pigorini" ha il potenziale, le professionalità, la possibilità di progettare il proprio futuro. La capacità di attrarre le risorse economiche sarà necessariamente misurata su quella di comunicare l’importanza di tali sforzi progettuali, di collegarsi alle trasformazioni del contesto urbanistico in cui la struttura è collocata per essere protagonista dei processi di sviluppo e valorizzazione dello stesso, di avviare rapporti di collaborazione ed interazione con le Istituzioni pubbliche, di assecondare le istanze dei potenziali fruitori.

 

Luigi La Rocca

 

 

[editoriale, Forma Urbis, XV, 5, maggio 2010]

Luigi Pigorini al Ministro della Pubblica Istruzione Ruggero Bonghi, Roma 4 giugno 1875 (ACS, Ministero P.I., Direzione Generale AABBAA, I versamento, Busta 316, fasc. 187-32. La minuta è conservata in AS_SMNPE, Busta 494, Fasc. 44).

 

In questo documento Luigi Pigorini chiede al Ministro Bonghi la fondazione di un Museo di archeologia preistorica e di etnografia. Il 29 luglio 1875 con Decreto Reale veniva fondato il Museo Nazionale Preistorico ed Etnografico, inaugurato il 14 marzo 1876.

 

... l'archeologia preistorica viene pure in Italia elevandosi al rango di scienza. Oggi, non v'ha dubbio, si rende necessario il fondare anche in Italia per tale scienza un apposito museo, nel quale sia rigorosamente classificato il materiale raccolto, e l'istituire una cattedra speciale da cui, esaminandosi il materiale medesimo, s'insegni ad appurare il vero dal falso, a ben determinare i risultati ottenuti, a indicare le norme opportune per illustrare le età primitive dell'uomo, e stabilire il punto ove termina il campo delle ricerche di archeologia preistorica e incomincia quello delle indagini dello storico e del cultore dell'archeologia classica.

 

[…]

Un Museo Italiano di Archeologia Preistorica dovrebbe, a parer mio, contenere anzitutto le reliquie di ciascuna delle tre età della pietra, del bronzo e del ferro raccolte in tutte le regioni italiane, e di preferenza nel territorio di Roma, volendosi in Roma istituire il museo medesimo, classificate per ogni età col più rigoroso sistema topografico. Importa sommamente di conoscere quello che delle singole età primitive si cela nei diversi punti del Regno, al fine di istituire quei maggiori raffronti pei quali soltanto potranno mettersi in luce le analogie e le differenze nelle arti e nei costumi fra le popolazioni che, anteriormente alle età storiche, tennero l'Italia da un capo all'altro. Solo per questa via potremo riuscire a stabilire se le reliquie delle diverse età di ciascuna regione svelino uno stesso popolo, fattosi più civile per proprio sviluppo, o attestino famiglie diverse ammiglioratesi per influenze delle immigrazioni straniere, ipotesi l'una e l'altra vivamente discusse e ben lungi dall'essere risolute.

 

[…]

Una seconda classe del nostro Museo dovrebbe comporsi cogli specimen, in originale o in modelli, di quanto nelle tre età della pietra, del bronzo e del ferro operarono i primitivi abitatori non solo del resto d'Europa, ma possibilmente d'ogni paese d'oltremare. Se gli è vero, come pare si debba ritenere che l’età della pietra corrisponde allo stato di vita selvaggia e rappresenta l'infanzia dell’umanità, che tutti i popoli sono o furono dapprima selvaggi, e che in ognuno di essi, indipendentemente dai luoghi e dai tempi, si palesò di una stessa maniera il lume dell'intelletto, una collezione comparata degli oggetti di quella età, fatta per ogni popolo e ogni paese, deve contenere le prove di questa assoluta identità di usi e costumi fra una famiglia e l'altra durante la loro infanzia. Né una collezione di tal genere può riuscire difficile a comporsi, ove si badi alla copia stragrande degli oggetti preistorici dello stesso tipo che raccolgonsi ovunque, e si tenga conto della liberalità di chi le rinviene e possiede, ogni qualvolta si tratta di diffondere l'amore degli studi relativi.

 

[…]

L'Italia avrebbe pur essa per tal modo, al pari delle altre nazioni, un vero Museo Etnografico, all'incremento del quale, come avviene altrove, coopererebbero senza dubbio e gli scienziati nostri, che vanno peregrinando in lontani paesi, e tutti coloro che per ragioni d'ufficio, quali sono i consoli, trovansi a contatto di popoli selvaggi e barbari.

Eccole, on. sig. Ministro, i voti e le speranze che mi feci animo ad esprimerle nell'interesse dell'archeologia preistorica e della etnografia comparata …

 

Luigi Pigorini

Prima relazione di Luigi Pigorini a S.E il Ministro della Pubblica Istruzione (Bollettino Ufficiale del Ministero P.I. 1881, p. 488 segg.).

 

Si tratta della prima relazione sul Museo dopo l'inaugurazione.

 

Il Museo è diviso in due grandi classi, la preistorica e l’etnografica. Comprende la prima quanto nelle provincie italiane e nelle contrade estere lasciarono le varie genti, dall’età archeolitica al chiudersi della prima età del ferro. Nell’altra ammirasi ciò che fabbricano od usano famiglie viventi, rimaste quali più, quali meno in condizioni di civiltà inferiori alla nostra, a partire dallo stato selvaggio. E la ragione del parallelo fra le due classi sta in ciò, che nella infinita varietà di usi e costumi di popoli meno civili di noi, trovasi oggi ancora l’immagine del nostro passato più lontano, la spiegazione della maniera di vita e dei processi industriali delle popolazioni preistoriche.

Ognuna delle due classi ha suddivisioni, sicché nella etnografica sono gli oggetti distribuiti geograficamente, mentre nella preistorica lo sono secondo le età e secondo i luoghi. Era qui necessario separare innanzi tutto le antichità di una delle età primitive da quelle dell’altra; appresso per ogni età classificare gli oggetti topograficamente o geograficamente, premettendo gli italiani a quelli esteri. In seguito occorreranno altre suddivisioni, che meglio rispondano alle conclusioni della scienza, ma nel porvi mano importa che il materiale scientifico aumenti, e sia quindi necessaria e possibile più completa classificazione.

 

Luigi Pigorini

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