Museo delle Civiltà

Museo Nazionale Preistorico Etnografico "Luigi Pigorini"

Storia

 

 

Le radici storiche di una prestigiosa istituzione culturale

 

Il Museo Nazionale Preistorico Etnografico "Luigi Pigorini" di Roma (sede di Soprintendenza fino al 1 gennaio 2015) è, dalla sua fondazione, il centro di eccellenza nella ricerca e nella promozione del patrimonio paletnologico ed etnoantropologico conservato nel nostro Paese. La sua origine, come istituzione scientifica e di tutela, risale al 1875, anno in cui fu fondato nel palazzo del Collegio Romano il "Regio Museo Nazionale Preistorico Etnografico di Roma".

 

Nel 1940, il Museo divenne sede di Soprintendenza (la Soprintendenza alle Antichità di Roma V).

 

In occasione del VI Congresso Internazionale di Scienze Preistoriche e Protostoriche, che si tenne a Roma nel 1962, venne inaugurato nel Palazzo delle Scienze, all'EUR, il "Museo della Preistoria e Protostoria Laziale", istituito come sezione permanente del Museo Nazionale Preistorico Etnografico "L. Pigorini", ancora nella storica sede del Collegio Romano.

 

Nel 1968, per decreto del Ministro Gui (D.M. 4 marzo 1968, art. 1, comma 5), la Soprintendenza di Roma V fu denominata Soprintendenza alla Preistoria e all'Etnografia.

 

Tra il 1975 e il 1977 tutto il Museo Nazionale Preistorico Etnografico fu trasferito nel Palazzo delle Scienze all'EUR, per lasciare i locali del Collegio Romano al nuovo Ministero per i Beni Culturali e Ambientali. Con l'organizzazione del nuovo Ministero, il Museo restò a far parte dell'Istituto Speciale ridenominato Soprintendenza Speciale al Museo Nazionale Preistorico Etnografico "L. Pigorini".

 

Nel quadro della Legge istitutiva del Ministero per i Beni Culturali e Ambientali, alla Soprintendenza Speciale fu confermato lo status di organo tecnico per la conservazione, la tutela, la valorizzazione museale e monumentale e la ricerca sia nel campo della Preistoria e della Protostoria sia nel campo dell'Etnografia.

Nel successivo ordinamento del Ministero la Soprintendenza non fu più "Speciale", ma rimasero inalterati i suoi compiti istituzionali. Dal 1 gennaio 2015, con la riforma firmata Franceschini, l'istituto ha perso il titolo di soprintendenza. Con il D.M. 23 gennaio 2016, n. 44, è stato istituito il Museo delle Civiltà con l'accorpamento di quattro musei: il Museo Nazionale Preistorico etnografico "Luigi Pigorini", il Museo Nazionale dell'Arte Orientale 'Giuseppe Tucci', il Museo Nazionale delle Arti e Tradizioni Popolari, il Museo Nazionale dell'Alto Medioevo.

 

In sintesi, la Soprintendenza al Museo Nazionale Preistorico Etnografico "Luigi Pigorini" fu istituita, oltre che depositaria delle raccolte del Museo, come vero e proprio organo tecnico per la Paletnologia italiana e l'Etnografia extraeuropea, al servizio del Ministero e in stretta e proficua collaborazione con le Soprintendenze territoriali. Questo ruolo è stato effettivamente svolto fin dalla sua fondazione e, in questi ultimi anni, è particolarmente enfatizzato  attraverso la diffusione delle sue attività su buona parte del territorio nazionale.

 

Il Museo

 

Successivamente il Museo fu trasferito all'E.U.R. tra il 1962 e il 1977. Qui ha conservato la sua originaria organizzazione in due settori: uno dedicato alla Paletnologia e uno all'Etnografia.

 

All'interno della variegata galassia delle istituzioni museali statali il Museo "Luigi Pigorini" rappresenta senz'altro un'eccezione di un certo interesse.

 

L'Istituto nasce infatti prima come Museo e solo molto dopo viene inglobato in una Soprintendenza. E nascendo sin dalle origini come museo, viene ad esprimere da subito sia la sua specificità nel quadro della politica patrimoniale nazionale postunitaria sia i suoi compiti scientifici e didattici. Per convincersene basta riprendere in mano la prima relazione inviata da Luigi Pigorini nel 1881 al Ministro della Pubblica Istruzione. A rileggerla, ci si accorge di avere a che fare con un vero e proprio documento di missione – come si direbbe oggi – in cui ricerca scientifica, ordinamento delle collezioni e pubblicità dei servizi sono presentati in modo chiaro e definito. Dal punto di vista della comunicazione pubblica le ragioni del museo stavano tutte nella comparazione tra preistoria ed etnografia:

 

"Il Museo è diviso in due grandi classi – scriveva Pigorini –, la preistorica e l'etnografica. Comprende la prima quanto nelle provincie italiane e nelle contrade estere lasciarono le varie genti, dall'età archeolitica al chiudersi della prima età del ferro. Nell'altra ammirasi ciò che fabbricano od usano famiglie viventi, rimaste quali più, quali meno in condizioni di civiltà inferiori alla nostra, a partire dallo stato selvaggio. E la ragione del parallelo fra le due classi sta in ciò, che nella infinita varietà di usi e costumi di popoli meno civili di noi, trovasi oggi ancora l'immagine del nostro passato più lontano, la spiegazione della maniera di vita e dei processi industriali delle popolazioni preistoriche"

 

(L. Pigorini, Bullettino di Paletnologia Italiana, 1881).

 

In seguito alla divaricazione scientifica e accademica tra paletnologia ed etnoantropologia, verificatasi già nei primi due decenni del Novecento, il dispositivo messo in campo dal Pigorini si sarebbe tuttavia inceppato. Il colmo della progressiva crisi degli originari fondamenti museologici dell'Istituto, iniziata al Congresso di Etnografia Italiana del 1911, venne raggiunto negli anni '70, con il trasferimento delle collezioni nell'attuale sede dell'EUR. Il trasferimento segnò infatti la perdita della memoria di ciò che il Museo era stato al Collegio Romano (e procurò alle raccolte conseguenze veramente problematiche anche sul piano conservativo).

 

Con il trasferimento, inoltre, all'ingombrante fardello dell'eredità evoluzionistica si aggiunse il peso di una convivenza disciplinare e di una storia istituzionale sempre più difficili da tenere insieme e da giustificare. Una volta perso lo statuto identitario che il fondatore gli aveva assegnato, il Museo preistorico etnografico semplicemente non aveva più una sua chiara e legittima ragion d'essere; nella sua identità bifronte, non era più predicabile dalle moderne prospettive dell'archeologia e dell'etnoantropologia.

 

La crisi della tradizionale identità istituzionale ha segnato la vita del museo anche per tutti gli anni Ottanta. È con l'avvio della rilettura critica della sua storia che sono emersi molti spunti utili a rilanciarne la missione sociale.

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