Museo delle Civiltà

Museo Nazionale Preistorico Etnografico "Luigi Pigorini"

Il territorio

 

Contesto urbano e architettonico

 

 

All'esterno del Museo, con affaccio su viale della Civiltà Romana, venne realizzato un mosaico dal titolo Le professioni e le arti, di Fortunato Depero (1942), contrapposto frontalmente a quello di Enrico Prampolini, Le Corporazioni, del Museo di Arti e Tradizioni Popolari.

 

All'interno dell'edificio troviamo altre importanti opere.

 

Nell'atrio due opere di Valerio Fraschetti: Le applicazioni tecniche della scienza, sulla destra, opera ferma alla sola realizzazione del fondo preparatorio alla pittura, e La scuola di Galileo, sulla sinistra. Le due opere sono state successivamente coperte da pannelli e solo nel 2005 furono riportate in luce e avviate le prime indagini per il loro integrale recupero.

 

Al primo piano troviamo la grande vetrata policroma che sovrasta lo scalone monumentale d'ingresso, realizzata tra il 1941 e il 1942 da Giulio Rosso, stretto collaboratore di Piacentini, Morpurgo e Giò Ponti. L'opera, composta da 54 pannelli rettangolari raffiguranti una complessa cosmogonia illustrata da pianeti, segni zodiacali, strumenti astronomici e schemi delle concezioni tolemaica e copernicana dell'universo, a causa della guerra non fu mai montata. Solo nel 1986, dopo il ritrovamento dei pannelli nei magazzini del Museo,  l'opera fu montata nel luogo dove era stata progettata la sua sistemazione.

Sempre al primo piano troviamo il grande Salone delle Scienze, uno spazio che il Museo dedica alle mostre temporanee interne ed esterne o ad eventi privati (vedi Affitto sale), con il pavimento a tarsia marmorea con Elementi decorativi relativi alla scienza, realizzato da Mario Tozzi nel 1943.

 

Negli anni Settanta del Novecento il Museo fu trasferito in questa sede dell'EUR.

Nel Palazzo delle Scienze, il Museo Nazionale Preistorico Etnografico fu costretto a ridefinire la sua identità.

 

La collocazione eccentrica rispetto al centro storico di Roma spezzò il legame con il tessuto connettivo della città storica archiviando definitivamente il valore testimoniato dall'edificio che lo ospitava. Nel più generale panorama del sistema museale cittadino l'allocazione nello stesso complesso architettonico dove nel 1956 aveva trovato una sede il Museo di Etnografia Italiana di Lamberto Loria, senz'altro gettava le basi per la costituzione di un polo museale storico-antropologico di rilievo europeo, ma questa potenzialità, oggi evidente agli occhi di noi contemporanei, si tradusse per lungo tempo in un progressivo depauperamento dell'identità originaria dell'Istituto, relegato ai margini del circuito museale urbano.

 

Il complesso architettonico dell'EUR, con i suoi imponenti colonnati, i grandi portici e le ampie scalinate, viene oggi apprezzato come uno dei più significativi esempi di architettura razionalista, testimonianza di quel modernismo "primonovecentista" che ha saputo coniugare le funzionalità espositive degli edifici alla retorica celebrativa richiesta dalla committenza fascista.

 

L'attuale collocazione, che vede nel quartiere la presenza di altri importanti edifici adibiti a sede museale o più generalmente culturale (il Museo della Civiltà Romana, l'Archivio Centrale dello Stato, il Museo dell'Alto Medioevo, il Museo Nazionale delle Arti e Tradizioni Popolari) e nella prospettiva dell'imminente creazione di importanti nuove realizzazioni, prima fra tutte il nuovo centro congressi di Massimiliano Fucsas, rappresenta oggi senz'altro una risorsa per la futura riqualificazione dell'intera area urbana, ormai inglobata dal nuovo piano regolatore nel centro storico di Roma.

 

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